Sì, voglio essere incoerente: lavoro, amici e la decisione di cambiare

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Il mio lavoro mi definisce. Io sono il mio lavoro.

Ripetilo con me.

Ora prendi quelle parole e buttale via.

Chi ha detto che ci dobbiamo limitare a un unico profilo professionale durante tutta la nostra lunga vita?
Chi afferma che quello è l’unico modo per forgiare una carriera professionale decente?

: Questo articolo, come lo spirito che guida la mia carriera, ignora la crisi alla grande. Anche se tu non lo fai, la lettura di questo articolo non ti renderà più povero, ma può darti qualche idea per esserlo un po’ meno.

CHI TROPPO VUOLE…
DAVVERO NULLA STRINGE?

È vero, eseguire sempre, ripetutamente, lo stesso compito, ci permette di farlo con più rapidità facilità. Ci fa specializzare.


Concentrarsi su un singolo gruppo muscolare lo fa sviluppare alla grande, ma, allo stesso tempo, atrofizza i muscoli rimanenti. A che ci serve avere dei bicipiti enormi se poi dimentichiamo come si cammina?

Spesso scegliamo, per desiderio o per necessità, una professione che comporta svolgere determinati compiti. Nel corso del tempo, si entra così bene nella parte che ci hanno assegnato che finiamo con identificare ciò che facciamo con ciò che sappiamo fare.

Intanto passa il tempo, e possiamo anche finire col dimenticare le competenze che avevamo prima di iniziare e che non applichiamo direttamente nel nostro posto di lavoro.

Ecco l’atrofia.

Ci inquadriamo volontariamente e ci lasciamo inquadrare dagli altri in tutta tranquillità.

ODDIO, CHE DIRANNO I VICINI?

Di conseguenza, ci facciamo condizionare da un’immagine sociale e professionale che ci crediamo obbligati a dover offrire agli altri.


Poiché i nostri amici, familiari e colleghi ci hanno sempre visto come “la segretaria“, “il traduttore“, “quello dell’assicurazione“, si saranno fatti un’immagine di noi. E ci vediamo obbligati a rispondere a questa immagine aderendo a un determinato modello per non “spiazzarli”.

In fin dei conti, chi siamo NOI per decidere l’immagine che gli altri hanno DI NOI, giusto?

Siamo così limitati da credere che, se cambiamo professione o settore (spesso per pura INERZIA), non saremo più noi stessi?
Che la gente intorno a noi non ci riconoscerà?

È arrivato il momento di prendere un foglio e disegnarci da dentro.

CHECK RAPIDO

Facciamo una lista molto semplice con due sezioni:


  • Quali sono le competenze specifiche che abbiamo applicato nel nostro lavoro?
  • Quali altre competenze possediamo e non abbiamo potuto applicare?

Mettete tutto ciò che volete. Se la seconda parte è vuota, complimenti. Ammazza.

Siete i primi che conosco che usano TUTTO il loro talento nella loro attuale posizione lavorativa. Probabilmente è un talento molto limitato, perché altrimenti è impossibile riempire il bicchiere.

Se avete più vino da versare nel bicchiere, avrete visto che possedete un sacco di abilità che lasciate sempre in secondo piano nel vostro lavoro. Va bene, probabilmente le coltivate in parte al di fuori del lavoro, ma… è così audace pensare che si potrebbero applicare in un ALTRO tipo di posto, di ditta, di settore?

Che cosa vale la pena cambiare per fare qualcosa di più adatto alle nostre reali capacità?

Chi meglio di noi stessi può decidere su quali fronti dobbiamo applicare i nostri sforzi, tempo e talenti?

Chi può giudicare meglio come sfruttare una parte della nostra vita così importante per produrre qualcosa di cui siamo fieri?

Se qualcosa ci crea malessere, ci esaspera o semplicemente ci annoia, perché non fermarsi a riflettere sul perché e come possiamo sostituire ciò che non ci piace con qualcosa che ci soddisfi?

VIVE L’INCOHÉRENCE

È positivo essere sempre coerente? Dipende.

Se questa coerenza è una camicia di forza e ci fa venire il mal di stomaco perché NON SIAMO PIÙ COME UNA VOLTA, per il bene della nostra salute dobbiamo affrontare il cambiamento.

La coerenza estrema è noiosa.

È dimostrato che le persone versatili hanno più probabilità di successo
rispetto a chi è eccessivamente specializzato; infatti, si ambientano prima e meglio in ogni tipo di gruppo professionale e sociale rispetto alla gente rigida.

La flessibilità quella vera, quella che cerchiamo (non quella che certi abitanti di Mordor pretendono) ci aiuta a integrarci al meglio in tutte le situazioni. Tutte.

Credo che l’unica coerenza necessaria la dobbiamo a noi stessi e ai nostri principi.

Qui dobbiamo essere inflessibili e non tradirci mai.


Se ci lasciamo guidare da ciò che crediamo davvero, che importa in che campo si applica? Chi se ne frega se il modo di farlo si allontana da come eravamo abituati, se la base è genuina e siamo noi stessi?

Benvenuta, allora, l’incoerenza, se ne nascono idee, progetti e relazioni che ci fanno avvicinare alla felicità a livello professionale e personale.

Immagini per gentile concessione di Pixabay.

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PRISMALIZE Ha lo scopo di condividere una serie di esperienze, idee e consigli volti a sfruttare meglio il nostro potenziale, vivere secondo i nostri ideali e sogni e, in ultima analisi, creare versioni migliorate di noi stessi, più coerenti e soddisfacenti.

Per renderlo possibile e far sì che riusciamo a sfruttare al massimo le nostre risorse, i temi qui esposti rappresentano solo un punto di partenza per i lettori per parlare, istruire, suggerire, condividere e, in ultima analisi, collegarsi per dare continuità alle proprie passioni.

Questo progetto non varrebbe niente senza le persone per dare una forma concreta alle idee che vi presentiamo: di conseguenza, ti invito a commentare, condividere, indicando successi e insuccessi, suggerire argomenti … In questo modo starai partecipando alla creazione di una comunità molto speciale, un vero e proprio alveare digitale di e per le persone come te.

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